Raphaela Folie e la regola del 5
Quanto sono lunghi cinque anni? Per una bimba una vita: a quell’età, l’orizzonte sembra sempre tanto lontano che manca la capacità di pensarlo. Per un’adolescente parecchio: è il periodo di un presente sempre pieno di novità da vivere in diretta, così che raramente si impiega il tempo a guardare avanti. Per una ventenne come Raphaela Folie, la prospettiva non è molto dissimile. Salvo che possono presentarsi le prime occasioni per stilare bilanci, per valutare a posteriori alcune scelte che hanno influenzato porzioni importanti di vita. «Infatti, ultimamente sono le interviste a indurmi a riflettere, perché mi trovo a raccontare la mia storia e ciò mi spinge a ripensarci. Anche se, chiaramente, non è che lo faccia ogni minuto di ogni giornata normale. E quando mi fermo a riguardare indietro, mi accorgo che non si tratta di un periodo così lungo, anzi».
C’è un “prima”, che usiamo come antefatto. «Ho iniziato a giocare a pallavolo in terza elementare, nella società in cui le mie cugine allenavano. Sono sempre stata una bambina molto vivace, cresciuta in una famiglia di sportivi, per cui era naturale che io fossi invogliata a trovare sfogo negli sport. Ne ho provati molti, arrivavo a fare nella stessa palestra due ore di badminton, poi altre due di pallavolo. Per alcuni anni è stato un interesse non eccessivamente spinto, a periodi pensavo anche di smettere. Io volevo divertirmi senza grandi pretese, invece c’era qualche litigio con le compagne o l’allenatore, anche per colpa del mio caratterino, o richieste che mi parevano eccessive, perché si guardava al mio fisico già imponente. La persona che più mi ha motivato a continuare è stata mio padre e oggi lo ringrazio».
Chi se l'aspettava la convocazine per la Coppa del Mondo? Avevo già messo via tutto il materiale della nazionale
Una facile semplificazione ad effetto sarebbe: estate 2007, Folie debutta in serie B2; estate 2011, Folie debutta in nazionale. Tutto vero, anche se in mezzo ci sta ciò di cui stiamo raccontando da un po’ ed è sempre meno semplice di quanto appaia scritto. «La prima parte, chiusa con le Universiadi, è stata una bella esperienza, anche se in Cina non abbiamo ottenuto i risultati che ci aspettavamo. Ma soltanto entrare nell’enorme palazzetto per la cerimonia di inaugurazione, oppure giocare contro Brasile e Stati Uniti sono stati momenti spettacolari. La Coppa del Mondo, chi se l’aspettava invece? Avevo già messo via tutto il materiale della nazionale quando è arrivata la convocazione! La mia reazione è stata quella di chi era chiamata a confrontarsi con le squadre più forti al mondo. Vedere le partite, disputarne alcune, vincere alla fine: potrò dire che c’ero anch’io. In gruppo sono stata molto bene, sono giocatrici fortissime, che hanno vinto tutto, ma lo stesso ti aiutano, ti insegnano. Una come Carolina Costagrande non puoi che stimarla e amarla, ti infonde grande calma e tranquillità. L’Olimpiade di Londra chiaramente rimane soltanto un sogno, ma magari per quella successiva sarà il momento in cui la mia generazione sarà chiamata ad essere protagonista». A Rio de Janeiro 2016 mancano poco meno di 5 anni: avete visto quante cose possono succedere?
Stefano Pagli
L'intervista integrale su Pallavolo Supervolley di febbraio 2012


