Jan Stokr: su Juantorena e Kaziyski mi sbagliavo
Jan Stokr è l’opposto della squadra trentina, ma quello che non ne fa solo un omaccione è quel modo di stare al mondo, dall’alto dei suoi 205 centimetri su una struttura che non definiremmo magrolina. A Trento fa base da un anno e mezzo. Ovvero da quando il brasiliano Leandro Vissotto ha visto bene di mollare la squadra per tornarsene a casa. All’epoca, la fuga non proprio autorizzata fece scalpore. Era l’opposto delle due Champions League consecutive e del primo Mondiale per club portato a casa dalla squadra di Stoytchev. E non tutti erano convinti che al cambio ci avesse guadagnato Trento. Nell’estate del 2009 il nostro registrava una retrocessione con Cagliari e dopo quattro stagioni a Perugia era arrivata in extremis la Challenge Cup. Sì, la Cenerentola delle coppe esente da qualsiasi riscatto social-sportivo. Un curriculum miserino, deve aver pensato qualcuno. «Un tifoso - comincia a raccontare Jan - la prima settimana che ero a Trento mi ha detto: “Qui prima c’era Leo e giocava bene, qui non è come a Perugia e non attacchi tutti quel palloni». Benvenuto.
Alle illustri sostituzioni comunque Stokr c’era abituato. In Umbria, la società aveva appena archiviato finale scudetto e Champions League con il cubano Osvaldo Hernandez in posto 2. Arrivato Jan si voltava pagina. Aveva appena ventitre anni. «Mi sono trovato benissimo a Perugia, ma l’ultimo anno c’erano dei problemi (economici, ndr). La società si sarebbe spostata a San Giustino e il mio contratto era in scadenza. Dovevo scegliere il futuro. Avevo anche delle offerte dall’estero, Russia e Turchia, ma io volevo restare in Italia. Quando Trento mi ha cercato non ho avuto dubbi». Lui no, ma a sentire quel tifoso, forse qualcun altro ne aveva. «Ad un certo punto sembrava anche che Vissotto dovesse tornare». A tranquillizzarlo ci ha pensato il direttore generale, Giuseppe Cormio. Poi Vissotto è tornato, quest’anno. Ma a Cuneo, la rivale per eccellenza della squadra trentina.
Credevo fossero mega star, invece sono ragazzi fantastici
Jan, quindi, arriva a Trento con non poche pressioni addosso. E con l’etichetta di uno che la pressione non è proprio il suo forte. Rompicapo da niente. «A Perugia avevo più responsabilità sui risultati. Qui, anche se sono l’opposto, ce la dividiamo con Juantorena e Kaziysky… Quelli che credevo fossero dei furbi, delle mega star e che invece dopo averli conosciuti ho valutato in maniera completamente diversa. Sono ragazzi fantastici e in palestra nessuno si risparmia». Peccato solo per il gesto di Osmany nella partita con Roma. Il nostro pensiero diventa una domanda. A più di un mese dal “fattaccio”. «Vi dico subito che io non l’avrei mai fatto. Ma perché non sarei stato capace (sorride, ndr)». Poi si fa serio. «Birarelli si è arrabbiato molto con lui, io però se fossi stato dall’altra parte avrei detto: va bene, adesso ti metto palla a terra. Perché Roma non l’ha fatto? Poi non voglio né difenderlo né condannarlo».
Ma eravamo rimasti al suo arrivo a Trento. E il primo appuntamento che conta è il Mondiale per club. Adesso che ne ha due - vinti - alle spalle sembra una cosa da niente. Ma allora aveva tutto da dimostrare. «Era una sensazione nuova per me ed era la prima cosa veramente importante che potevo vincere. Mi sono fatto un bel regalo di Natale! Tra l’altro mi chiedono di andare a giocare lì in Qatar alla fine della stagione ma non posso accettare per via degli impegni con la nazionale. Comunque ci sono rimasto di stucco. Hanno creato una città in mezzo al deserto e con gli stranieri sono aperti».
Eleonora Cozzari
L'intervista integrale con gli scatti di Marco Trabalza su Pallavolo Supervolley febbraio 2012


