Caterina Bosetti: il mio destino scritto in un tema alle elementari
Il destino, a volte, è scritto in un tema delle elementari. Il suo, Caterina Bosetti, se l’è ritrovato tra le mani poche settimane fa, appena tornata dalla trasferta giapponese di Coppa del mondo. Gliel’hanno spedito due compagne delle elementari, ricordandole di quando scriveva di una partita con la Cina, con lei in campo, con l’Italia che vinceva. Detto e fatto, perché contro le cinesi Caterina ha giocato. «Le mie compagne mi hanno scritto che c’è chi il suo sogno l’ha già avverato e chi lo sta ancora inseguendo. Mi hanno commosso, quando ho riletto il tema me lo sono ricordata. Non riuscivo a smettere di piangere». A 17 anni, complice anche il forfait di Francesca Piccinini, si è ritrovata sull’aereo per il Giappone, per la Coppa del mondo che l’Italia ha chiuso con il secondo trionfo di fila e il biglietto per Londra. «È successo tutto veloce e non me lo aspettavo – racconta Caterina -. Non ho ancora realizzato quello che ho vissuto in Giappone e quanto torno a casa, ad Albizzate, mi sorprendo ogni volta quando vedo il cartello con scritto Lucia e Caterina campionesse del mondo». Estroversa, studentessa allo scientifico, già promossa più volte titolare da Marcello Abbondanza nel Villa Cortese che ha ambizioni in Italia e in Europa, Caterina Bosetti, 17 anni, va di corsa da quando è nata. Da quando aveva 7 anni e la aggregavano a giocare nell’Under 13.
Non ho ancora realizzato quello che ho vissuto in Giappone
«Mi dicevano di non portare la carta d’identità, così non dovevano dire quanti anni avevo», sorride Caterina, i cui ricordi del primo incontro con la pallavolo si perdono con quelli della prima infanzia. Poteva forse essere diverso in una famiglia con mamma Franca Bardelli (93 presenze in azzurro) e papà Giuseppe, già allenatore della nazionale? «Non so come ho cominciato - sorride - perché ero talmente piccola. Mi ricordo che il papà allenava in Svizzera, andavamo a trovarlo e io mi mettevo lì in un angolo a imparare come si cadeva. Quando sono diventata più grandicella andavo in piscina con il nonno, a Varese, come tutti i miei fratelli. Poi lui ha avuto un problema e non mi ha potuto portare, così ho continuato con la pallavolo. Prima con il minivolley ad Albizzate con mamma e Miriam Dalla Bona. Chi usciva di lì andava a giocare a Orago e così ho fatto io, ero la più piccola. A 7 anni entravo nelle partite dell’Under 13, giocavo con le più grandi e no, non avevo paura, per me è sempre stato un gioco. Io andavo in palestra e mi divertivo, facevo tutti i giochi, dal palleggio a strega comanda color».
Marisa Poli
L'intervista completa con le foto di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di gennaio 2012


