Angel Dennis: Vi spiego la differenza tra Kooy e Martino

Angel DennisA quasi 34 anni di età si è visto esplodere un sogno tra le mani: su in cielo a colpire l’Itas Trento – ancora una volta – nella semifinale che stava per ribaltare Mondo Volley, e poi giù all’inferno, crack, strappo alla coscia, fine di tutto. Al suo posto, molti avrebbero colto i più o meno lampanti segni del destino: con una carriera gloriosa alle spalle – da scudettato a Macerata, non un posto qualsiasi, e da leader pluriennale della blasonata Modena – Angel Dennis poteva voltare pagina, dire basta. Ne avrebbe avuto il diritto. E invece no: tempo due mesi, è tornato di nuovo in palestra, per quella che – parola del diretto interessato – non sarà certo la sua ultima cavalcata. «Mi diverto, faccio la differenza, sto benissimo: che dovrei fare? Smettere?». Niente da fare: Dennis è andato avanti, pronto ad affrontare il suo dodicesimo anno in Italia con speranze e incertezze, avversari ed amici. Perché con gli anni i confini tra gli uni e gli altri si mescolano. E allora gli alleati diventano rivali (come Luis Diaz, «un grande, un rompipalle da avversario, uno che sa giocare a pallavolo e che non molla mai»), o viceversa. Perché da un lato c’è il sogno di vincere lo scudetto con la maglia di Casa Modena, dall’altro la sensazione che il futuro sarà da un’altra parte. «È stato un anno strano, bello a tratti ma anche molto difficile», racconta. «L’infortunio è stato una botta terribile, perché avevo – e come squadra avevamo – la sensazione di essere riusciti in un’impresa incredibile, quella di mettere Trento in un angolo in quella famosa Gara 5 di semifinale play off. Tuttavia, pur nella sfortuna, l’infortunio è arrivato alla fine del campionato, quando nessuno aveva più ragione per affrettare il mio rientro: mi sono curato bene e ho ripreso ad allenarmi ai miei ritmi. Oggi mi sento meglio di un anno fa».

Matteo ha bisogno di sentirsi coinvolto, se lo fai ride e scherza, viene fuori il suo carattere

Sulla carta il gruppo c’è. O meglio, ci sarebbe: rimane da capire se, sul piano individuale, il processo di maturazione verrà completato. Da squadra forte a squadra vincente il passo è breve, se due talenti indiscussi (Dick Kooy e Matteo Martino) sapranno finalmente dimostrarsi campioni. «Sono due ragazzi molto diversi», spiega Dennis, che da capitano ha il compito di insegnare con l’esempio, ma anche di capire. Gli chiediamo come li vede, dove sbagliano, come possono migliorare. «Cominciamo da Martino, và, che ho le idee più chiare. Ha questa fama del rompiscatole, del ragazzo problematico, del tipo che spacca gli spogliatoi: per quel che ho visto io, sono tutte balle. Matteo è una persona semplice, uno che sgobba in palestra. Certo ha in testa le sue idee, “da ragazzotto” diciamo, che vanno rispettate. Ma non è il tipo che crea problemi. Semmai è un tipo a cui stare vicino, e parlo dei compagni ma anche dell’allenatore e dei tifosi: è uno che ha bisogno di sentirsi coinvolto, se lo fai ride e scherza, viene fuori il suo carattere. Sta prendendo ritmo e si vede, perché questo qui è uno da 80% in ricezione contro qualsiasi avversaria. Ed è uno dei pochi, anzi pochissimi, che a questa grande capacità ne aggiunge altre: sa essere decisivo nella battuta al salto e dominante in attacco. Diamogli tempo e fiducia, farà grandi cose».

 

Capitolo Dick Kooy: idee meno chiare, s’è detto, nonostante i tre anni trascorsi insieme. Anni fatti di alti e bassi, di partite memorabili e di totali passaggi a vuoto. Che in molti casi, Dennis, ancora non si spiega. «Dick ha potenzialità incredibili, certe volte quando è carico pensi che riuscirebbe a saltare anche la rete, ma quando è in fase calante può far danni. Rispetto a Martino è più acerbo, va guidato. La voglia non gli manca di certo, ha grande passione. Va preso per quello che è, ma non va abbandonato: io gli sto addosso, in ogni allenamento, con indicazioni e urla e parole di sostegno. Lo faccio perché voglio vincere, e se voglio vincere ho bisogno di entrambi, Dick e Matteo. Fortunatamente per me, quei due mi ascoltano e mi vengono dietro: vedono il mio impegno e lo rispettano».

Anteprima dell'intervista realizzata da Fabrizio Monari
Il testo integrale con gli scatti di Andrea Vignoli/Pallavolo Modena su Pallavolo Supervolley di gennaio 2012

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